STORIA

La storia della zona collinare posta subito fuori il centro storico di Bologna tra via San Mamolo e via Castiglione come luogo dedicato a funzioni militari ha inizio nel 1796, quando i Francesi comandati da Napoleone instaurano un ospedale e una caserma in alcuni edifici dell’adiacente Convento dell’Annunziata.

Passata la città sotto il controllo austriaco, l’area si espande con la creazione dell’Arsenale, luogo di collegamento tra le diverse caserme cittadine.

L’uso militare è mantenuto e ampliato con la nascita del Regno d’Italia: nel 1866 il Convento viene chiuso (e riaprirà soltanto nel 1945) e a partire dal 1880, nella porzione orientale verso Porta Castiglione, viene formato un deposito di materiale bellico, con la creazione del Laboratorio Pirotecnico.




Nel primo Novecento, il Laboratorio Pirotecnico diviene uno dei maggiori stabilimenti di Bologna. A ridosso della Grande Guerra l’incremento della forza lavoro è esponenziale: nel 1918 il Laboratorio Pirotecnico raggiunge i 12000 addetti, mentre il limitrofo Arsenale assume 6000 nuove unità. 

La fine del conflitto porta con sé la prima proposta di cambiamento d’uso dell’area, con il progetto per la sede delle Facoltà di Ingegneria e di Chimica Industriale.


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Nel secondo Dopoguerra lo stabilimento si converte a luogo per la riparazione dei mezzi militari. Nel 1947 viene costituita la ORMEC, Officina per la Riparazione dei Mezzi Corazzati, che nel 1978 assume il nome di STAVECO, Stabilimento Veicoli da Combattimento: con questo termine l’area resta nota in città, nonostante la fusione con STAVETRA e nonostante nel 1990 cambi nuovamente il nome in STAMOTO. Con questa ultima designazione si conclude la storia militare dell’area: nel 1991 la produzione si sposta definitivamente in un’altra area della città, sancendo la chiusura dello stabilimento di Viale Panzacchi. Nel 2003 verrà chiusa anche la STAMOTO.



Dalla chiusura l’area è oggetto di speculazioni e controversie sul suo futuro.
Nel 2004 si tiene un laboratorio partecipato organizzato dalla “Compagnia dei Celestini”, mentre l’anno successivo il Quartiere S.Stefano dà vita ad Osservatorio Staveco, esperienza in cui professionisti e cittadini si confrontano sulle problematiche e le potenzialità dell’area. 

Le nebbie sembrano diradarsi nel 2015 quando viene presentato il progetto “Campus 1088”, un nuovo polo accademico dove decentrare i dipartimenti di Informatica, Belle Arti, Economia, Statistica e Management, oltre a 15 mila mq di aule e laboratori didattici, mensa, palestra e studentato.



Il 15 novembre 2016 l’Università di Bologna sceglie però di abbandonare definitivamente il progetto, mentre è del 21 marzo 2017 l’annuncio della giunta comunale di una prossima costituzione di un tavolo tecnico congiunto con Agenzia del Demanio e Invimit SGR, società di gestione del risparmio appartenente al Ministero del Tesoro, dichiaratasi interessata allo sviluppo dell’area. 

Rimangono valide le funzioni previste inizialmente per l'area: didattica, residenze universitarie, funzioni commerciali complementari, parco pubblico e parcheggio pubblico.



CREDITS


Alcune informazioni date in questo testo provengono dall’articolo di Elena Pirazzoli “Ex-Staveco: breve storia di un vuoto nella mappa della città”, dalla pubblicazione “Quaderno Staveco n°1”.
Altre ancora dal volume “Progetto Staveco: un nuovo polo universitario tra città e collina”, curato da Matteo Agnoletto.


LABORATORIO STAVECO

Associazione di Promozione Sociale
Via Castiglione, 65
40124, Bologna
C. F. / P. Iva: 91399880375


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© Laboratorio Staveco 2017